Sabato 19 ottobre, alle ore 21, da "Un mondo a parte" l'attrice romana Donatella Mei porta in scena "Si chiamava Donatella come me". Lo spettacolo vuole rendere omaggio a due vittime della violenza cieca di giovani brutali contro due giovani ragazze ingenue e fiduciose nella vita, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. L’efferato delitto scosse profondamente la coscienza della società civile e segnò una tappa importante nell’evoluzione delle leggi sullo stupro trasformando finalmente il delitto sessuale considerato delitto contro la morale in delitto contro la persona.
Ambientato in un’aula di tribunale, un tavolo e una toga sospesa in aria dividono la scena in due parti. Da un lato Donatella Mei racconta i fatti di cronaca e dall’altra, su un’unica sedia, Donatella Colasanti.
È un dialogo, un sogno, un monologo che vuole immaginare quello che Donatella Colasanti non ha detto e ricordare quello che ci ha lasciato, dai suoi versi poetici alla fondamentale legge contro lo stupro.
Il processo al "fattaccio" del Circeo pose le basi affinché lo stupro si trasformasse da reato contro la morale a reato contro la persona, riconoscendo quindi che la violenza sessuale si rivolge contro una persona, vittima non consenziente, vittima innocente che subisce una violenza ignobile e non meritata. Da qui il primo titolo, "L'Importanza di Donatella" che poi si è trasformato in "Si chiamava Donatella come me", che sottolinea la similitudine anagrafica e il forte coinvolgimento tra l'autrice Donatella Mei e Donatella Colasanti.
Mantenendo lo stile "poetrical" caro alla Mei, la poesia di Donatella Colasanti si inserisce nella prosa con leggerezza e con la capacità di svelare all'anima ciò che la ricerca documentale svela a livello sociale e intellettivo.



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